La nuova frontiera alimentare: packaging commestibili per i nostri cibi

La nuova frontiera alimentare: packaging commestibile per i nostri cibi

Involucri per il cibo da poter mangiare, esattamente come quello che contengono: realtà o follia? La domanda che si pone il The Guardian è quasi pleonastica, visto che la ricerca industriale, nel suo versante green, si sta interessando da anni all’argomento. Designer, ingegneri, biologi e studenti promettenti: numerose le categorie che studiano questa nuova frontiera del food packaging, con risultati a volte sconcertanti, altri talmente interessanti da volerli avere subito sulla propria tavola.

QUANDO L’IMBALLAGGIO È UNA BUCCIA

Una delle realtà più rilevanti tra i prototipi di packaging commestibile è quella, citata dallo stesso quotidiano statunitense, chiamata WikiCells e brevettata dall’azienda statunitense Wikifood. Questo prodotto, studiato dal ricercatore di Harvard David Edwards, consiste in delle membrane formate da cellule di cibo e polimeri biodegradabili usate per avvolgere piccole porzioni alimentari (foto in basso), preferibilmente di gusti similari a quelli del pasto contenuto.  Sono state pensate WikiCells al cacao per accompagnare la cioccolata calda o all’arancia per porzioni di aranciata, con l’idea di farle somigliare quanto più possibile, nella consistenza e nel tatto, alla buccia della frutta. L’ambizione dell’inventore è quella di rivoluzionare, presto, la grande distribuzione alimentare.

Wikicells: packaging commestibile per tutti i gusti

LA RICERCA IN ITALIA

La ricerca sui packaging edibili non è appannaggio degli Stati Uniti. Lo scorso anno Riccardo De Leo, dottorando all’Università di Modena e Reggio Emilia, ha pubblicato la tesi risultante dalla sua ricerca sui film degli imballaggi alimentari, alias la pellicola da cucina. Il lavoro, che ha meritato un premio da parte della European federation of food science and technology, aprirebbe la strada a un futuro “domopak commestibile“, totalmente biodegradabile. Stando ai calcoli di De Leo, una soluzione simile permetterebbe di risparmiare rifiuti per un totale di 630 tonnellate annue.

LE STOVIGLIE? COMMESTIBILI

Le strade che si possono aprire a partire dal concetto di packaging per alimenti commestibile, sono infinite. In zone del mercato lontane da quella sofisticata e futuristica di De Leo, si sono andate a insediare invenzioni ben più semplici, ma basate sulla stessa filosofia e già in commercio. Si posiziona in questo settore commerciale Pappami (foto home), il prodotto dell’azienda trentina Trentuno che consiste nella fabbricazioni di piatti e posate totalmente commestibili, della stessa formulazione del pane e personalizzabili nella forma.  Un doppio risparmio: per l’ambiente e per chi si occupa di riordinare la cucina, che avrà così molte meno stoviglie da lavare. Anche il progetto dell’indiano Narayana Peesapaty prevede la realizzazione di posate edibili (foto in basso): fondatore dell’azienda Bakey’s, grazie a una campagna di crowdfunding, Narayana è riuscito a realizzare il suo sogno, il cui obiettivo principale è quello di limitare l’uso della plastica.

NON SOLO PIATTI

L’idea di creare utensili commestibili non è brevettata dall’azienda italiana, tant’è che sono molte le realtà simili in commercio, basti pensare alle tazzine di biscotto lanciate non molto tempo fa dalla Lavazza. Simbolo, con la loro mega diffusione, di quanto il pubblico sia pronto ad accettare oggetti simili nella propria vita quotidiana e apripista per una serie di packaging commestibili stravaganti e originali. Tra le idee più simpatiche c’è Ooho, la “bottiglia non bottiglia” (foto in basso): una grande goccia di pellicola commestibile che si può ingerire in una sola volta, un po’ come se si bevesse tutto d’un fiato, oppure bucherellare con i denti e risigillare con le labbra una volta bevuto.

Ooho: la bottiglia si fa commestibile

I CONTRO

Un mondo innovativo, ancora agli albori, tutto da esplorare, eppure con degli handicap già in partenza. Uno su tutti, il dilemma che si pongono tutti i ricercatori che approcciano l’argomento: se l’imballaggio serve principalmente a proteggere il cibo dai germi e a preservare la nostra salute, come fare con un packaging commestibile? Molti ricercatori stanno lavorando alla soluzione più adatta a questo che è, di fatto, il vero impedimento alla messa in commercio di questi prodotti. Prima tra tutte a trovare un’ipotetica soluzione, l’azienda statunitense MonoSol che lavora a involucri green non commestibili, ma biodegradabili da sciogliere in acqua. Imballaggi per alimenti simili a quelli già esistenti per i detersivi, che potranno spaziare dalla cialda per caffè alle polveri da diluire in acqua, passando per un ampio ventaglio di altre possibilità.

Quale che sia il problema però una cosa è certa: il futuro degli imballaggi per alimenti è assolutamente commestibile.