La scienza cromatica nel marketing online: il perché dei colori di Facebook, Google e Co.

La scienza cromatica nel marketing online: il perché dei colori di Facebook, Google e Co.

Siamo veramente liberi di scegliere da cosa lasciarci influenzare quando navighiamo in internet? Dalla psicologia del colore alle applicazioni nel marketing: tutto il mondo dei colori nel web.

Bianco è uguale a blu, il rosso equivalente al giallo? Se si parla del proprio gusto nell’abbigliamento, forse l’uno ha – più o meno – lo stesso valore dell’altro, ma nel marketing, nel marketing online e nella pubblicità la scelta di un colore non può essere lasciata al caso. A farla da padrona una branca ben precisa chiamata psicologia del colore, che studia gli influssi delle varie tonalità sul cervello umano. Ogni azienda che si rispetti e che vuole un posto importante nel mercato avrà intere schiere di creativi impegnati a capire quali sono le soluzioni cromatiche perfette per attirare l’attenzione del destinatario del sito, della testata o del volantino pubblicitario.

È scientificamente testato che i colori, attraverso la nostra percezione, possono guidare le sensazioni umane e influenzare quasi ogni nostra scelta. Ed è infatti intenso l’uso consapevole dei colori attorno a noi, spesso a nostra stessa insaputa. È stato provato da numerosi esperimenti, ad esempio, che anche la volontà di acquisto può essere indirizzata attraverso un uso sapiente della psicologia del colore, allargando così l’uso di questo settore oltre i limiti della cromoterapia e della terapia del colore.  Ed è stato il mondo di internet il primo a intuire che bisognava sfruttare la scienza per poter aggredire il mercato.

La scienza cromatica nel marketing online il perché dei colori di Facebook, Google e Co.
Il nostro cervello è indirettamente influenzato dai colori anche nelle scelte d'acquisto.

Riprova pratica è il fatto che, quasi in tutti i siti più importanti, sia il blu, il colore del relax e del benessere, a dominare le grafiche web. Da Facebook a Twitter, passando per Google, Skype, Wikipedia e molti altri, le sfumature di blu e azzurro raddoppiano quelle del giallo e lasciano al fanalino di coda il verde. Anche qui una ricerca approfondita di uno studioso di marketing online, il graphic designer Paul Hebert, che sottolinea come, a partire dal Social Network di Zuckeberg in poi, il colore del mare sia oramai universalmente anche quello di quasi tutti i social network. Nonostante il fondatore del social più famoso abbia in realtà scelto questa determinata tonalità semplicemente perché daltonico, ha di fatto creato una moda, aiutato anche dalle caratteristiche intrinseche del colore. Il blu infatti è abbinato ai concetti e alle sensazioni di sicurezza.

Facebook

Opposto il rosso. Quasi mai usato nella progettazione di social come di siti web che vogliono trasmettere sensazioni di tranquillità e divertimento, è un colore legato alla sensazione di pericolo, capace di far aumentare la pressione sanguigna e, strano ma vero, anche il senso di fame. Si deve a questo l’utilizzo nel marketing di luoghi come Mc Donald’s e altre grandi catene di fast food.

Mc Donald's

Esistono anche delle scelte “controcorrente”, come l’indovinato multicolor di Instagram oppure il giallo dell’icona di Snapchat, stranamente usato per un’app social, in quanto solitamente scelto per i siti che si occupano di e-commerce, come l’arancione comunica un senso di svecchiamento e rinnovamento che ci spinge a comprare. Contro l’opinione comune il nero, insieme al grigio, è un colore che comunica nobiltà, eleganza e valore; caratteristiche che lo rendono perfetto per i siti pubblicizzanti i beni di lusso o società di servizi di alto profilo.

Instagram

Al netto degli outsider, i numeri della psicologia del colore applicata al marketing online sono questi: Per quasi il 34% dei siti e delle app è scelto il blu, 29% per il rosso, 28% per i colori come nero e grigio e solo il 13% per giallo e oro. Giallo, blu, nero: qualsiasi colore vediate intorno a voi è scelto per un motivo ben preciso. Conoscendo le macro strategie delle grandi aziende e dei social network, sarà più facile capire il perché di alcune scelte?

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